giovedì 26 marzo 2020

Sebald come Ghirri?

Direi proprio di si, almeno per me, conoscendo ed apprezzando entrambi.
Non credo si siano mai conosciuti, forse Sebald aveva sentito parlare di Ghirri o anche viceversa, ma le consonanze ci sono e a mio avviso hanno un senso.

Entrambi fissano, uno con la scrittura, l'altro con le immagini, brandelli di memoria e storie.
Ma soprattutto entrambi, pur usando mezzi diversi, riescono a dare rilievo a particolari, vite, oggetti, luoghi che a un occhio distratto apparirebbero marginali o comunque non degni di particolare attnzione.

Questo ha come conseguenza che leggendo le opere di Sebald o guardando le foto di Ghirri, la percezione delle cose cambia.

W.G. Sebald
Allora si scopre con Sebald, che qualsiasi bradello di ricordo, foto, scritto, appunto o vaga sensazione di pezzi della tua vita o di altri può assumere un senso e raccontarti una storia; magari la tua che non avevi mai approfondito.



La poetica fotografica di Girri cambia invece totalmente la prospettiva con cui si riesce ad osservare la realtà della cose intorno; di colpo, angoli, case, oggetti, paesaggi che apparivano banali, risaltano di una luce particolare, perchè anch'essi nella loro semplicità e "banalità" ti raccontano una storia di se stessi o del proprio contesto.
Luigi Ghirri

Insomma, due artisti che riescono a cambiare completamente la tua prospettiva ed il tuo approccio sulle cose e sul mondo che ci circonda.



Su Sebald: Il fantasma della memoria di Lynne Sharon Schwartz (Treccani, 2019)

Su Ghirri: Lezioni di fotografia di Luigi Ghirri

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