Non credo si siano mai conosciuti, forse Sebald aveva sentito parlare di Ghirri o anche viceversa, ma le consonanze ci sono e a mio avviso hanno un senso.
Entrambi fissano, uno con la scrittura, l'altro con le immagini, brandelli di memoria e storie.
Ma soprattutto entrambi, pur usando mezzi diversi, riescono a dare rilievo a particolari, vite, oggetti, luoghi che a un occhio distratto apparirebbero marginali o comunque non degni di particolare attnzione.
Questo ha come conseguenza che leggendo le opere di Sebald o guardando le foto di Ghirri, la percezione delle cose cambia.
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| W.G. Sebald |
La poetica fotografica di Girri cambia invece totalmente la prospettiva con cui si riesce ad osservare la realtà della cose intorno; di colpo, angoli, case, oggetti, paesaggi che apparivano banali, risaltano di una luce particolare, perchè anch'essi nella loro semplicità e "banalità" ti raccontano una storia di se stessi o del proprio contesto.
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| Luigi Ghirri |
Insomma, due artisti che riescono a cambiare completamente la tua prospettiva ed il tuo approccio sulle cose e sul mondo che ci circonda.
Su Sebald: Il fantasma della memoria di Lynne Sharon Schwartz (Treccani, 2019)
Su Ghirri: Lezioni di fotografia di Luigi Ghirri


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