lunedì 18 febbraio 2013

Ricordi di cinema

Un bell'articolo sull'ultimo straordinario Tarantino (Il doppio standard estetico. A proposito del film “Django Unchained” di Quentin Tarantino di Alfio Squillaci)  mi ha fatto riemergere un ricordo che ho postato nel commento.
Frequentavo all'epoca un cineforum famoso a Firenze (Alfa 62, si chiamava) e il tenore era quello: Dryer, Bergman, il cinema francese, Marienbad ecc.
C'era la presentazione, e tra i presentatori anche un giovanissimo Claudio Carabba (mica Pinco pallino!!) con dotte discussioni finali (il mitico dibattito).
Le proiezioni avvenivano alle ore 10 della domenica al cinema Modernissimo (non esiste più) in via Cavour; insomma una piacevole ed impegnativa consuetudine a cui però partecipavano pochi coraggiosi.
L'introito delle tessere mensili non compensava i costi ed i debiti inevitabili venivano ripianati da un lodevole ed indimenticato professore, Dino Pieraccioni, latinista, prof all'università e allievo di Pasquali.
Alla fine dei '60 (fine liceo, per intendersi) entrai insieme ad un manipolo di compagni di scuola nel direttivo del cineforum e decidemmo di svecchiare il repertorio introducendo un paio di western di Sergio Leone ....
Un'apoteosi: tessere esaurite, file fuori dalla sala!
E così continuammo per un po alternando cose "frivole" ai vari Bunuel, Antonioni, ecc. con delle punte di eccellenza: per esempio un "8 e mezzo" presentato da Padre Arpa ed altre finezze.
Ma devo confessare che tutto il cinema faticosamente digerito prima di quella fase più liberatoria è stato importante, come studiare il greco ed il latino e fare i temi sui poeti del Dolce stil novo.

domenica 17 febbraio 2013

Inganni della cultura




Gustavo Zagrebelsky mette in guardia sugli "inganni della cultura" nell'epoca attuale.
Un intervento del novembre 2012 riportato da Repubblica.

E' una bella riflessione che così conclude (le sottolineature sono mie):
La società del nostro tempo, dove le conoscenze sono sempre più approfondite e settorializzate; dove nessuno padroneggia anche solo la minima parte dei problemi dalla cui soluzione dipende la vita collettiva; dove il più sapiente nel suo campo è perfettamente ignorante nei campi altrui; dove quindi è inevitabile delegare ad altri la conoscenza che ciascuno di noi, da solo, non può avere: in questa società, massimo è il bisogno di fiducia reciproca. Se non ci si potesse fidare gli uni degli altri e, in primo luogo, di coloro che per professione si dedicano a professioni intellettuali, se l'integrità delle loro "prestazioni" fosse inficiata dal sospetto di compromissione con interessi politici o economici, la cultura, come indispensabile luogo "terzo" di convergenza e convivenza, sarebbe un corpo morto. Il dileggio degli intellettuali non sarebbe immotivato.

Il ritorno

Assente da Settembre! Un tempo infinito, scandito da una campagna elettorale eterna, una TV sempre più noiosa, le ruberie quotidiane, la stanchezza diffusa e alimentata dallo scoramento per come tutto sta franando in questo paese.

E ora, il Papa che si dimette!!
Puro Morselli!

Non potevo ignorare questo fatto; uno dei più stupefacenti della mia vita, dopo l'eclissi solare del '61, l'alluvione di Firenze del '66, il ventennio berlusconiano, l'attentato alle Torri di Manhattan del 2001 e poco altro.

Oggi 17 febbraio sarebbe stato il compleanno del mio papà, che avrebbe compiuto 105 anni; chissà come avrebbe accolto la notizia, lui teologo valdese e scettico di ritorno.