lunedì 22 dicembre 2014

Letture 2014

Secondo aNobii dove fedelmente registro le mie letture avrei letto 31 libri per un totale di oltre 7288 pagine. Un po meno dell'anno precedente (38 per 7884) e molto meno del 2012 (85 per 11583).
Ma mediamente i libri di quest'anno sono stati impegnativi anche come mole: 235 pag. di media a fronte delle 225 medie dell'anno precedente e 136 pagine del 2012 (erano molti volumetti di racconti).
Ma a parte questi deliri statistici cosa mi resta di quanto ho letto? Vediamo, iniziando dalla fine.

Le passioni dell'anima di Raffaele Simone

Romanzo epistolare, un po vero un po apocrifo sugli ultimi mesi della vita di Descartes in Svezia, dove recatosi per rispondere all'appello della Regina Cristina, si ritrova solo e muore di polmonite.
Un bel libro scritto bene e che invita a scoprire il testo di Descartes che infatti ho subito acquistato.
Intrighi di corte e sporcizie umane e materiali; tra i personaggi il gatto di Cartesio che ne esce benissimo.



Ma i libri che ricorderò davvero sono altri.

Primo fra tutti il romanzo La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro che è un libro di una
potenza straordinaria; avrebbe meritato di vincere lo Strega ma non importa. Vedo che in libreria ne stanno vendendo la 5. ed. e allora vuol dire che ha raccolto consensi.
Un libro imperdibile per chi è nato tra l'immediato dopoguerra e i primi anni '50. Memoria, ricordo storico e rabbia con una prosa implacabile (ricorda Celine, anche se l'autore in una intervista a Fahrenheit, esclude la somiglianza). Ma un libro importante anche per generazioni più giovani, per capire meglio la storia del nostro paese e dei fallimenti di una generazione.





I deliziosi saggi su Fellini ne L'incantatore di Jacqueline Risset (morta proprio a settembre di quest'anno).
La più bella e approfondita analisi dello Sceicco bianco e altre piccole cose importanti per un "felliniano".

Ma non basta con Fellini perchè ho letto anche Manara e Fellini di Milo Manara e FF e
Poliziotto di Nicola Longo su quando FF si interessava alle indagini della volante per fare un film poliziesco (!!).




Addio a Berlino di Christopher Isherwood è un altro libro di elegante scrittura che racconta gli anni vissuti a Berlino al momento dell'ascesa del nazismo con sprazzi di kabarett e tanto razzismo strisciante. Una clima mefitico che sbuca dalle considerazioni della gente comune, dai discorsi della banalità quotidiana.



Ho continuato ad esplorare gli  scrittori che amo particolarmente:
Walser, Bernhard, Celine, Sebald.

Preferisco sparire: colloqui con RW (1954-1956) di Mario Ercolani interessantissima ricostruzione delle chiacchierate di Walser col suo medico. Come sempre fonte di grandi riflessioni.




La bella testimonainza su Celine della moglie in Celine segreto di Lucette Destouches.





Ben tre opere di W.G.Sebald: Vertigini, Le Alpi nel mare e Moments musicaux.
Sempre stimolanti e affascinanti, tutt'altro che facili da ricordare e destinati a riletture e annotazioni.

Goethe muore di Thomas Bernhard (racconti).

Un bel romanzo Ci rivediamo lassù di Pierre Lemaitre, sul dopo Prima Guerra mondiale in Francia, interessante Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo, e il molto interessante Resistere non serve a niente di Walter Siti, e altrettanto interessante I buoni di Luca Rastello, cattivissimo libro sulle imprese caritatevoli e le loro storture.

La saggistica è scomparsa a favore della narrativa ma un bellissimo libro non posso ignorarlo: la lunga intervista allo storico Tony Judt Novecento: il secolo degli intellettuali e della politica di Tony Judt e e Timothy Snider.

Ho ammirato, più che letto lo splendido catalogo Iperrealisti sulla bellissima mostra romana di qualche anno fa.

Cito anche il romanzo/saggio Il piacere di soffrire di Alain de Botton ma solo perchè a furia di parlarne mi ha convinto a leggere finalmente Madame Bovary di Gustave Flaubert e devo dire che ogni tanto un classico fa bene alla salute.

Non memorabili due libretti su Montaigne: la breve biografia Montaigne di Stefan Zweig e Un'estate con Montaigne di Antoine Compagnon.

E per finire tre letture simpatiche: La nostra anima, Il signor Münster di Alberto Savinio, una cosa surrealissima (Savinio è geniale); Il ritorno a Stomersee di Boris Biancheri, narratore colto e raffinato dalle atmosfere mitteleuropee; Oltre il giardino di Jerzy Kosinski, testo alla base di quel capolavoro di film omonimo, ultima performance di Peter Sellers.

I restanti non li cito perchè superflui o decisamente inutili tranne uno, il peggiore.
Un caso letterario da milioni di copie La verità sul caso Harry Quebert di Joel Dicker.

Su aNobii gli ho dedicato questo commento:
Quali emozioni?
Scrive l'autore a pag 767:
"Un bel libro non si valuta solo per le sue ultime parole ... All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente; ...riguardare la copertina, sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro è un libro che dispiace aver finito.Invece io ho festeggiato la chiusura dell'ultima pagina come una liberazione. Avevo la sensazione di aver appena terminato di leggere la sceneggiatura per un film (che prima o poi faranno...) con personaggi che, nonostante gli sforzi, hanno la consistenza emotiva di un'ostia.
Devo ammettere, tuttavia, che si fa leggere fino in fondo.