Finalmente un film italiano che mi ha emozionato, divertito, fatto riflettere.
Uno spettacolo per gli occhi e per il cervello, grandi attori, grande testo e grande musica.
Sorrentino schiva il confronto con Fellini, ma non deve essere così timido; le sue citazioni felliniane sono estremamente eleganti e spesso rovesciate nel loro senso.
Del resto, tutto il film, se messo in parallelo a La Dolce vita ha un senso diverso ed opposto. Il primo terminava con la speranza di una bambina che salutava Mastroianni che non sentiva, ma che nel suo sorriso infantile lasciava intendere un presagio di speranza.
Qui non più. I tempi, le persone, la stessa città è cambiata, quasi estranea, notturna e basta, o semplicemente deserta, portatrice di una immensa solitudine esistenziale.
La, nella Dolce vita, era esuberante e vitale, forse superficiale in massima parte ma anche ricca di energie positive. Era certamente portatrice di una futura perdizione ma non era persa.
Qui è già perduta, nella sua immensa, sconosciuta e talora intangibile bellezza.
E Jep Gambardella, disilluso ed oramai cinico e privo di incanti (ma riesce ancora a piangere) transita in tutto ciò con grande lievità.
"la più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare"
Bravo Sorrentino, bravo davvero!