Frances Ha e Le cose belle.
Due film così diversi e così vicini per una sola caratteristica: la precarietà.Ma Frances tutto sommato vive bene, cambia parecchie abitazioni ma sempre a Manhattan, cambia anche amici e affetti, ogni tanto rientra in famiglia ma subito se ne distacca.
Gli amici sono come lei, pieni di speranze e varie certezze sul proprio futuro che non si realizza però mai.
Vive una sua precarietà sorridente, anche se non priva di problemi quotidiani, in un mondo ed una società dove tutto sommato molti vivono nella precarietà e nella incertezza quotidiana.
Frances si adatta alle circostanze come alle persone.
Ben diverso e pesante il clima di precarietà di Le cose belle, un film del genere "cronologico" come va un po oggi (vedi Linklater con la trilogia Before (Sunrise, Sunset, Midnight) e con Boyhood).
A Napoli c'è un augurio-saluto che non si dice mai in napoletano ma in italiano "Tante cose belle" e le cose belle, però, non arrivano mai.
La precarietà mitigata dalle speranze della giovane età si tramuta in precarietà-disperazione dell'età adulta, nella certezza che sarà come una tigna che non si cura e di cui non riesci a liberarti.
Qualcuno si butta nel lavoro, qualcuno lo rifiuta "sei uno schiavo!" grida ad un certo punto uno dei quattro all'amico che lavora; qualcuno fa figli, qualcuno fugge e si trasferisce altrove.
Ma le cose belle quali sono? e se ci sono dove sono? e soprattutto nella loro vita sono previste o prevedibili?
E' la domanda che una voce fuori campo rivolge ad una delle due ragazze "e invece parlami delle cose bbelle?" e dopo l'incertezza del rispondere "... le cose bbelle ?" segue solo un grande silenzio.
Un film-documentario esemplare e unico, intenso da rimanere senza fiato.
Vorrei incontrare questi quattro ex-ragazzi per abbracciarli uno ad uno e chiedere loro perdono.


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