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Martedì 25 gennaio il Sottosegretario Gianni Letta ha tenuto a battesimo, a Ladispoli, il progetto GenEticaMente denominato di “ricerca partecipata”, fungendo da più alto punto di riferimento per un accordo tra 7 ministeri (Università e Ricerca, Agricoltura, Economia, Ambiente, Beni culturali, Sviluppo economico, Affari Esteri e Politiche Comunitarie) e una fondazione privata diretta dal dottore in filosofia Mario Capanna. Partecipanti attivi all’incontro erano il Governatore della Puglia Vendola ed il presidente di COOP Tassinari.
Il progetto risulterebbe finanziato con 20 milioni di euro per i prossimi quattro anni, e si propone di utilizzare una serie di piattaforme genetiche intese a realizzare il miglioramento delle piante di interesse agricolo senza ricorrere agli OGM, secondo la “nuova” tecnologia MAS che è tutt’altro che nuova tanto che numerosi gruppi di veri scienziati italiani usano queste tecnologie da trent’anni. La brochure diffusa dalla Fondazione non consente di capire quale sia il razionale scientifico del progetto, mentre è molto chiaro che l’idea di un controllo “democratico” sulla ricerca (di fatto politico e realizzato attraverso una fondazione privata) rappresenta quanto di più antitetico si possa immaginare rispetto ai principi e ai valori delle moderne liberaldemocrazie. I disastri umani ed economici prodotti nello scorso secolo da Lysenko e dall’eugenetica derivavano da interferenze della politica che soggiogavano singoli ricercatori a scopi ideologici. La comunità scientifica deve vigilare affinche non possano mai più riemergere da un buio passato.
Verosimilmente la stessa partecipazione di enti pubblici e istituzioni democratiche al progetto va anche contro l’articolo 33 della Costituzione.
La comunità scientifica italiana giudica imbarazzante e umiliante che in un momento di carenza di fondi per la ricerca, endemica nel nostro Paese ma oggi aggravata dalla crisi economica, industriale ed occupazionale, si siano trovati 20 milioni di euro per un progetto che prescinde da qualunque parametro di meritocrazia e da qualunque standard internazionale di valutazione della ricerca.
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